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ITALIA
La scheda
Siria, le 6 basi militari Usa in Italia
13 aprile 2018
I venti di guerra che tornano a soffiare sul Mediterraneo come conseguenza della crisi siriana rimettono al centro dell'attenzione, anche mediatica, le sei basi Usa in Italia che già rivestirono un ruolo essenziale di sostegno ai tempi delle operazioni in Bosnia, Serbia e Kosovo. Il premier Paolo Gentiloni ha tempestivamente chiarito che il nostro Paese "non parteciperà ad azioni militari in Siria" pur continuando a garantire, sulla base degli accordi internazionali vigenti, il necessario supporto logistico alle attività delle forze alleate. La presenza militare statunitense in Italia inizia nel 1951 a seguito della sottoscrizione di un'intesa di collaborazione ad hoc: al momento, secondo stime ufficiose, nelle decine di installazioni militari a stelle e strisce, vivrebbero almeno 13 mila militari.

Nell'ottica della crisi innescata dall'attacco chimico di Douma, l'importanza maggiore è rivestita sicuramente dalla base di Sigonella, principale hub dell'Aviazione di Marina Usa e più attrezzata base logistica in appoggio alla sesta Flotta americana nel Mediterraneo: qui sono di stanza, tra gli altri, i famosi droni Global Hawk, il principale asset Usa, a disposizione anche della Nato, per le missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione di un'area estremamente vasta. Nella memoria collettiva, Sigonella si lega ad una famosa crisi politico militare, datata 1985, quando Bettino Craxi si oppose alla consegna alla Delta Force di Abu Abbas e degli altri terroristi colpevoli del sequestro della Achille Lauro.

Nel comune di Pisa, a poca distanza da Livorno, c'e' Camp Darby, base nata nei primi anni '50 con la consegna di mille ettari di pineta all'esercito americano: intitolata al brigadiere generale William O. Darby, ucciso dall'artiglieria nemica il 30 aprile 1945 sulle rive del Lago di Garda, è un vastissimo deposito di missili, ordigni e munizioni cui attingono di fatto tutte le forze dell'Esercito Usa.

L'aeroporto di Aviano, a circa 15 chilometri da Pordenone, viene utilizzato dall'Usaf, l'aeronautica militare statunitense. Già quartier generale della Sixteenth Air Force, poi trasferita nella base aerea di Ramstein in Germania, è sede del il 31esimo Fighter Wing dell'Aeronautica militare statunitense, a sua volta parte dell'United States Air Forces in Europe. Ad Aviano sarebbe stoccata anche parte delle bombe nucleari presenti nel nostro Paese.

A Vicenza, nella caserma Carlo Ederle (eroe della prima guerra mondiale), c'è un'altra importante base dell'Esercito Usa, casa del 173esimo Airborne Brigade Combat Team e dello United States Army Africa. Nel 2004 fu varato il piano per l'ampliamento al vicino aeroporto civile in disuso Dal Molin, successivamente intitolato al partigiano Renato Del Din l'Allied Joint Force Command di stanza a Napoli, nei dintorni di Lago Patria, dal 2013, anno della riorganizzazione dell'area militare della Nato, rappresenta uno dei due comandi strategici operativi assieme all'Allied Joint Force Command Brunssum e dipendente direttamente dall'Allied Command Operations del Supreme Headquarters Allied Powers Europe, il quartier generale supremo delle potenze alleate in Europa. Il comandante statunitense di questo comando Nato ha anche l'incarico di comandante della VI flotta della Marina statunitense, che oltre alle basi di Sigonella e, appunto, Napoli - dispone anche di un attracco nel porto di Gaeta.

Dal punto di vista giuridico, l'utilizzazione di tutte queste basi statunitensi per operazioni militari deve essere preventivamente autorizzata dal governo italiano. Ma ci sono dei distinguo di carattere giuridico, tuttora oggetto di diverse interpretazioni, di cui tenere conto. In particolare, interventi di peace-keeping non comportano particolari problemi e possono essere attuati anche in assenza di un mandato delle Nazioni Unite, purché vi sia il consenso dello stato territoriale. Azioni di peace-enforcing, invece, non dovrebbero prescindere da un mandato Onu: principio teorico già smentito in passato dalla prassi. 
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